Il venditore di storie #1

Vendere storie è un lavoro da pazzi. Ma io non sono pazzo. Vendo storie a domicilio, anzi le racconto. Scelgo con cura una casa e una porta. Non è cosa facile. Serve una buona dose di intuito per decidere a quale affidarsi. Distinguere tra un “Sig. Carinci” e una “Famiglia Falpalà”. Ancor più complicato è decidere la storia giusta da raccontare,  così su due piedi, immobile sulla soglia di una dimora entro cui non sono ancora stato invitato a entrare. Né forse lo sarò mai.

Esistono vari approcci, ma io punto tutto sulla curiosità: quella piccola fiamma che accende lo sguardo che si posa sulla mia figura di sconosciuto, talvolta tenue e sfuggente oppure seccata e impertinente. Un piccolo istante mi occorre per afferrarla e modulare le successive parole per rassicurare o infiammare l’anima del mio interlocutore.

Vendo parole. E non costano care. Lascio al vostro buon cuore giudicarne il valore.

Mi fido. Comprare storie  è una cosa da pazzi.

La leggenda del girasole.

Era un tipo pieno di stranezze. Un giorno, non si sa come, fu preso dalla bizzarra idea di catturare le stagioni, ma ogni volta che provava a scendere a patti col sole finiva stremato a contare i fili d’erba ai suoi piedi.

Girasoli

Ogni storia ha il suo quaderno preferito:

Quaderno Medioevalis in cuoio morbido:  Il lungo laccio avvolge dolcemente il quaderno e tutto quanto in esso racchiuso, come l’abbraccio di un compagno gentile.

Quaderno cuoio morbido con laccio
Quaderno cuoio morbido con laccio “Medioevalis”

 

Annunci

Malta, le mille forme del tempo

Per tornare indietro nel tempo serve affrettarsi; per sorvolare il Mediterraneo serve un cavallo volante; per incontrare una dama, un alchimista, un falconiere, un cavaliere o un artigiano intento al suo lavoro basta andare a Malta. Il bello del tempo è che avanza, retrocede e talvolta si ferma, diciamo al Medioevo, proprio qui, il 18 e 19 Aprile, per il Festival Medioevale.

Foto presa dal sito ufficiale del Festival Medioevale di Malta

Nel prossimo week-end Mdina si trasformerà in un grande palcoscenico e in ogni angolo, strada, piazza, vicolo si rappresenteranno attimi di una vita che non ci appartiene più, ma che continua ad affascinarci e incuriosirci.

Chissà perché di tutte le epoche passate, quella medioevale resta la più rappresentata? Sarà per quella strana atmosfera dentro cui l’oscuro allevava la speranza di ciò che doveva ancora divenire, o per esorcizzare il timore di specchiarci e scoprirci sempre uguali e ostaggi di potenti, maghi e fattucchiere.

Foto presa dal sito Visit Malta
Foto presa dal sito Visit Malta.com

Altrimenti è una questione di luci, colori, abiti e armature, mostre, conferenze, parate e rievocazioni di un ricco calendario. Oppure è per quella tipica e poetica sintesi della storia che si narra fin dentro i pochi metri cubi di spazio delle botteghe, dove anche gli artigiani sono protagonisti, quando riversano nei vicoli il loro sapere, il loro fare sussurrato, la loro arte pensata e la lenta manualità che spesso essi stessi tendono a liquidare con un laconico “chiunque, con un po’ di pazienza e disciplina lo potrebbe fare”. E’ bello quando suoni, voci e aromi si mescolano insieme a gente giunta da ogni dove per dar vita a una grande spirale mobile e leggera come un ghirigoro.

In questa pagina del tempo, strappata e ricucita con filo spesso da legatore, all’interno di un locale in pietra tipica maltese intimo e avvolgente, ci saremo anche noi, coi nostri quaderni in cuoio Medioevalis, i diari antichi in carta tagliata a mano, i lapis, i pennini e gli inchiostri, a riprendere un discorso mai interrotto che conduce fino ai giorni nostri.

Passeggiando per Mdina, vi consigliamo una visita presso:

Andolfi Artisan Boutique

Mdina Gift Shop – Santa Sophia Street.

Là troverete Roberto, per gustare insieme una deliziosa specialità o un bicchierino di liquore locale.

Foto interno locale “Andolfi Artisan Boutique” di Roberto Andolfi.

L’imprevedibilità dei suoni

Era una donna particolare e di lei mi piaceva tutto. Un giorno prese uno dei miei quaderni per appuntarvi i rumori che provenivano dal cielo. Mi spiegò che dei suoni dobbiamo accettare tutto, anche l’imprevedibilità e quell’assurda inspiegabile dilatazione: “il suono è come un colore che si spande a dismisura”.

Poi riprese quel suo strano elenco e vi aggiunse il fremito della luna in transito nel cielo di Settembre, che a suo dire era ben diverso da quello di Agosto.

Una notte mi trascinò fuori e indugiammo sotto il cielo ruvido. “Zitta ora” disse “si va a caccia di stelle. Guarda come ti acchiappo l’Orsa Maggiore”.

Margherite

Microstoria #21

Tutti Frutti

Difficile trovare uno stile più italiano. Ricostruiamo allora la vicenda, l’atmosfera e la vita di quel giorno attraverso i fotogrammi ripetuti di una società che continua a trasformarsi.

Si parlava di passi avanti, “ma questo è talmente veloce” lamentava il capotreno “che le buone maniere sono rimaste alla stazione!”.

Chissà, mi venne da pensare aggiungendo gli occhi al sole disegnato da qualcun altro sul finestrino appannato, forse eravamo lenti noi all’epoca dell’accelerato a trascinare su e giù per il paese un animo bislacco e “tutti-frutti”.

Portici

Microstoria #16

Interno fiammingo

Devo piantarla coi film appena prima di dormire perché poi tutto diventa verosimile, inclusa la luna che scricchiola dietro i vetri e i capelli che diventano aghi e mi pungono le dita.

Un raggio illumina la stanza. Dentro s’è accomodata l’anima e osserva con curiosità la tappezzeria sbiadita. La scena, lo ammetto, ha qualcosa di drammatico e crudo, pare un interno fiammingo e un po’ mi imbarazza.

“Mi piace come lavori con lo spazio” dice, “non so mai cosa ci metterai dentro”.

“A dirla tutta” riprende dopo un attimo di silenzio, “mi aspettavo qualcosa di meno concreto, tipo un labirinto di specchi”.

Mi sveglio sul punto di protestare, ma senza alcuna convinzione.

Interno, mostra d'arte - Sorano (GR)

Microstoria #15

Contro-resurrezione

Fu per quella banale faccenda che abbandonò il buco polveroso in cui si era rinchiuso.

Per prima cosa sbatté le palpebre, poi prese a togliersi con calma la polvere di dosso.

Alzò lo sguardo e lo osservammo estrarre dal corpo a fatica una voce sepolta sotto strati di silenzio.

Restammo sorpresi quando affermò che in effetti no, non si costruisce in quel modo un’esperienza fragorosa. “Ma nemmeno come voi” aggiunse “voi siete appesi al nulla … ben che vada, a un architrave di cartapesta”.

Pennini come punte di lancia

Microstoria #13

Le forbici

I suoi erano per lo più pensieri semplici e anche nelle questioni più complicate si poteva presagire il lieto fine.

Guardai mentre avvicinava le forbici al bordo della pagina dove una barca dalle grandi vele bianche pareva impigliata nel bel tempo.

Chiuse le lame di scatto e tagliò il cielo in due.

“Sono successe molte cose nella mia vita” disse come per giustificarsi “e solo i frammenti danno un po’ di quiete alla mia rabbia”.

Cosa avrei potuto rispondere? Era fatta così: risolveva le cose difficili in un modo incredibilmente semplice.

Questione di tagli
Questione di taglio

Microstoria #12