Era bravo, sì

Sì, Era bravo.

Col nero riempiva d’ironia gli sguardi e vi ammucchiava intorno un volto. Col giallo ne indovinava l’indole aggiungendo un po’ di ambiguità, col rosso trattava la vanità e l’irrequietezza dell’attimo, mentre al fondo restava il compito di mitigare la vulnerabilità dell’insieme.

La sua opera era una specie di censimento antropologico, compilato con puntiglio e scarso pudore.

Un giorno mi disse “Basta, sono stanco di tutto questo. Ciò che cerco è la scintilla di un’umanità più vera, che sappia davvero spiegare le cose” .

Poi si zittì e col coltello riprese a togliere i semi dalla sua fetta d’anguria.

Londra

Londra

Microstoria #19

Lo spago trattiene

pezzetti di stoffa

(guarda bene, non nuvole colorate)

cuciti con cura

alla cornice del cielo

 

lo spago trattiene

a malapena l’ago,

due punti dolenti

 

nella tragedia dei nomi

una mappa per attraversare

il deserto dei ricordi

 

china, riprende il lavoro

la mano abituata

a comandare le maree

 

in ogni pezzo una scena,

(spezzi il filo coi denti)

il resto vola nel soffio

 

è il tempo

dicevi (è lui)

a strapparli via

Venezia, Isola della Giudecca

Venezia, Isola della Giudecca

# 3

Senz’ombra

schiude il germoglio

nella notte del raduno

 

spalanca il serbatoio dell’arcano

(che è memoria pura)

silenzioso attende

 

nel brusio di sagome senz’ombra

sulla natura tenue delle cose

ascolta

 

viaggiar leggeri, è importante

(a parte un po’ di nostalgia)

dice

 

senz’ombra non s’intrecciano

le dita, a stento si sorreggono

le stelle

 

se son maschere dall’occhio vuoto,

(puntando il dito)

chi mi spiega di tutto quel cielo

il motivo?

Venezia, Isola della Giudecca

Venezia, Isola della Giudecca

# 2

Sottosopra

Questo è un racconto senza personaggi.

Non è neppure una storia di mare.

Mi piace il mare, intendiamoci. E’ che a una certa ora tutto sembra arrendersi alla carezza di una luce che smorza le voci e toglie ogni dettaglio alle figure che vagheggiano intorno. E’ un tempo lungo quanto il fruscio che segue l’ultima nota di una canzone e dilata la nostalgia per ciò che non si può più fare.

Un libro poggiato sull’erba, sottosopra. Le dita distese di un mano. Un’altra onda.

Quell’attimo, non so perché, mi ricorda la bandiera di pericolo di balneazione.

Passerella

Microstoria #18

Le somiglianze

Era il primo giorno d’estate. Seduti su un muretto parlavamo di dinamismo.

“Sono senz’altro gli oggetti” asseristi “a permettere allo spazio di esistere”. Dissentii perché a mio parere a indicare e delimitare lo spazio non poteva che essere il movimento. S’impose quindi la questione della serialità e il conseguente vizio delle differenze. Ricordo anche che la situazione divenne davvero incandescente quando prendemmo in esame il concetto di somiglianza, ovvero quanto è diverso ciò che a prima vista appare simile?

Fu allora che qualcuno scattò la foto. Eccola, guarda che sguardi scuri e accigliati.

“Ora dimmi, non ci trovi anche tu quel livido iperrealismo da foto segnaletica?”.

Murale

Microstoria #17

Tutti Frutti

Difficile trovare uno stile più italiano. Ricostruiamo allora la vicenda, l’atmosfera e la vita di quel giorno attraverso i fotogrammi ripetuti di una società che continua a trasformarsi.

Si parlava di passi avanti, “ma questo è talmente veloce” lamentava il capotreno “che le buone maniere sono rimaste alla stazione!”.

Chissà, mi venne da pensare aggiungendo gli occhi al sole disegnato da qualcun altro sul finestrino appannato, forse eravamo lenti noi all’epoca dell’accelerato a trascinare su e giù per il paese un animo bislacco e “tutti-frutti”.

Portici

Microstoria #16

Interno fiammingo

Devo piantarla coi film appena prima di dormire perché poi tutto diventa verosimile, inclusa la luna che scricchiola dietro i vetri e i capelli che diventano aghi e mi pungono le dita.

Un raggio illumina la stanza. Dentro s’è accomodata l’anima e osserva con curiosità la tappezzeria sbiadita. La scena, lo ammetto, ha qualcosa di drammatico e crudo, pare un interno fiammingo e un po’ mi imbarazza.

“Mi piace come lavori con lo spazio” dice, “non so mai cosa ci metterai dentro”.

“A dirla tutta” riprende dopo un attimo di silenzio, “mi aspettavo qualcosa di meno concreto, tipo un labirinto di specchi”.

Mi sveglio sul punto di protestare, ma senza alcuna convinzione.

Interno, mostra d'arte - Sorano (GR)

Microstoria #15